Genitori coach e il bimbo indipendente che va ad ottenere i risultati meritati

Genitori coach, il primo incontro (Parte 2)

[Questa è la seconda parte del post, se vuoi leggere la prima clicca qui]

Come ti dicevo, non riuscivo a trovare il coraggio per fare il salto nel vuoto.
Non avevo le palle.

Tu dirai: beh è normale.
No, non è normale, perchè se desideri a tutti i costi avviare la tua attività, il rischio iniziale c’è sempre.

Ma più in generale, quindi non solo nel mio caso, ci sono alcuni fattori che condizionano la nostra scelta verso il cambiamento, dei veri e propri “killer” che ci ancorano a un presente insoddisfacente, ecco alcuni dei più comuni.

I 5 killer del cambiamento:

  • Situazione economica tutto sommato sicura
  • Bisogno di garantire stabilità, quindi paura di mettere a repentaglio il futuro della famiglia
  • Paura di non essere in grado di raggiungere gli obiettivi
  • Scarsa fiducia in sé stessi, bisogno di credere nelle proprie capacità
  • Mancanza di perseveranza nel raggiungere gli obiettivi, bisogno di un metodo che dia sicurezza per programmare gli step necessari al loro conseguimento.

Stai bene attento a questi fattori, sono sicuro che anche tu ti sei riconosciuto in qualcuno di essi.

Nulla capita per caso: genitori coach

Questa era quindi la mia condizione. O almeno, lo era fino a quando ho partecipato a una serata dedicata alla genitorialità e che era, appunto, intitolata “Genitori coach” della quale poi ho scoperto esisteva anche un libro.
Eravamo genitori da poco e, come tutti, con tanti dubbi e paure, per cui il titolo aveva da subito attirato la nostra attenzione e dato che il luogo dell’incontro era anche vicino a dove abitiamo, abbiamo deciso di prendervi parte.

La serata è stata una sorta di workshop dove un trainer (Stefano Denna) insegnava ai presenti come diventare un genitore coach. Ti spiego meglio. Se sei un genitore, probabilmente sai già quanto ti cambi la vita quando nasce un figlio.

E non parlo solo di stravolgimento dello stile di vita, orari scombussolati, vita di coppia stravolta, ma parlo proprio di quel cambiamento che avviene all’interno della persona, senso di responsabilità, paure ansie, ma anche la scoperta di un nuovo sentimento, di una gioia che non riesci a percepire da dove scaturisca, ma che senti pulsare e saltarti dentro la pancia ogni volta che lo sguardo di tuo figlio si posa sul tuo, ogni volta che la sua manina ti stringe un dito, ogni volta che ti sorride.

Senti di voler mantenere questa condizione, di non volerla mai perdere, di voler garantire a tuo figlio tutto il meglio, ma non sei sicuro di essere davvero “quel meglio”.

Un genitore coach è in grado di aiutare i propri figli ad affrontare i problemi della vita in modo efficace, insomma, in due parole, nella serata sono stati forniti quegli strumenti di automotivazione, gestione delle criticità e modalità d’ascolto e interpretazione che, solitamente, vengono forniti a figure professionali quali venditori, manager o imprenditori. Alla fine della serata ci è stata proposta un’ora di consulenza gratuita, ma abbiamo rifiutato.

Perché? Perché non avevamo piena fiducia in questo tipo di approccio. Quando hai trovato una situazione che, tutto sommato, ti offre una certa tranquillità, una certa stabilità, delle sicurezze (che pensi di avere ma che alla fine tali non sono), ti viene difficile prendere questo piccolo mondo e sgretolarlo con ragionamenti che non ti appartengono. Perché è difficile mettere in discussione i “credo” di una vita, e quindi non abbiamo nemmeno preso in considerazione quest’ora di consulenza.

I pregiudizi. Già. I pregiudizi, giudizi dati a priori, senza conoscere realmente quello che si sta (spesso ingiustamente) giudicando, sono molto spesso la tomba del cambiamento.
Capita molto più frequentemente di quanto si possa pensare che da una situazione ci si aspetti un qualcosa, ma che effettivamente non è detto che sia così come ce la immaginiamo.

Questo modo di porsi davanti agli eventi è fortemente nocivo, castrante, perché impedisce il cambiamento, ma non solo, preclude la possibilità di andare a migliorare e migliorarsi. Un vero peccato, ma probabilmente la mancanza di apertura in questo senso fa parte della natura umana votata alla diffidenza.

[Fine seconda parte – La terza parte la puoi trovare qui]

3 thoughts on “Genitori coach, il primo incontro (Parte 2)

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