Cultura del pensiero

Come imparare a pensare

Tutti sappiamo pensare, giusto?

O forse no?

Pensare, in realtà, è la cosa più difficile del mondo, se intendiamo il saper pensare come un saper ragionare.

La nostra mente è sempre, incessantemente, affollata di pensieri, pensieri spesso inutili che altro non sono che il rumore di fondo che costituisce la colonna sonora della nostra vita.

Ma pensare è un’altra cosa: pensare è saper interpretare il mondo, saper creare collegamenti, produrre nuove idee.

Non starò qui a farti una lezione di storia di filosofia, parlandoti di maieutica e sillogismi, voglio parlarti della mia esperienza e di cosa ha significato per me il saper pensare e come ho migliorato me stesso.

Imparare a pensare è come ottenere l’illuminazione

Non ti dirò che una volta che hai imparato a pensare ciò ti metterà al riparo dal dire castronerie, ogni tanto, ma di sicuro, anche quando ti scapperà detta una improvvida affermazione, sarai probabilmente il primo ad accorgertene.

Ma torniamo alla mia personale esperienza: cosa mi ha insegnato a pensare?

Nessuno nasce imparato, come si suole dire, se ti dicessi che lo studio è assolutamente non necessario direi una fesseria.

Studiare, però, non insegna a pensare, ti mette solo a disposizione il materiale su cui riflettere, i database da cui estrapolare i dati per poi collegarli tra loro.

Il fatto stesso di possedere lauree, master, titoli di studio vari, fa spesso credere ai loro possessori di sapere più di quanto sanno.

Persino i filosofi “patentati”, in realtà, dimostrano spesso di non saper affatto pensare.

Avere una cultura, anche molto approfondita, non fa sì che noi si sappia pensare.

Il non averla, tuttavia, pregiudica la possibilità di crearsi una propria opinione, opinione che deriva dall’aver letto le cose più diverse ed ascoltato le più disparate “campane”.

Confuta te stesso. Sempre!

Imparare a pensare significa sottoporre ad una continua critica le nostre stesse opinioni.

Questo processo viene naturalmente attivato con il dialogo e il confronto con le altre persone.

Ricorda che tutti hanno qualcosa da insegnarci, chi parte dalla convinzione che gli altri hanno torto a prescindere, del pensiero non ha capito proprio nulla.

Ma è anche vero che, arrivati ad un certo livello, magari non troveremo molte persone interessate ad un confronto in merito ai temi fondamentali della vita, che poi sono i pilastri intorno ai quali ruotano tutte le riflessioni sul “particolare”.

Tornerò a parlarne nel capitolo dedicato alla solitudine del pensiero.

Laddove non sia possibile avere un confronto con altre persone, tuttavia, inizia a sottoporre ad una critica spietata le tue stesse riflessioni, trova tutti i punti deboli del tuo pensiero, fino a quando non pervieni ad una conclusione a cui non sai cos’altro obiettare.

Chi sa pensare non perviene mai a conclusioni granitiche, definitive.

Spesso i pensatori vengono considerati come dei cacadubbi, ma è altrettanto vero che sono quasi sempre gli ignoranti a fare i cacasentenze.

Il piacere del pensiero

Pensare non è un’attività ludica, pensare richiede sforzo e concentrazione, un po’ come avviene per la lettura.

Il paragone con la lettura non è peregrino, giacché come la lettura anche il pensiero è qualcosa che si sviluppa in solitudine, spesso nel silenzio.

Coloro ai quali non piace leggere considereranno la tua passione per la lettura come “pallosa” e da asociale.

Pensare, esattamente come leggere, però, può regalare molte soddisfazioni se non addirittura attimi di puro piacere.

Comprendere le cose, avere un’intuizione che ti spalanca nuovi orizzonti, è quel tipo di piacere che non molti comprendono ma che è, ciò nonostante, tra le massime soddisfazioni dell’uomo.

Chi sa pensare ha anche delle capacità di problem solving notevoli ma, anche in questo caso, si tratta di procedere su un confine sottile tra il pensiero che risolve e il pensiero che li crea, i problemi.

Il pensiero stimola il nostro cervello e crea una espansione mentale che ci proietta verso nuovi orizzonti.

La solitudine del pensiero

Arrivati ad un certo livello di profondità del pensiero, ti accorgerai come molti non ti seguiranno più, ti accorgerai di come le zone più rarefatte del pensiero mal si conciliano con la materialità del mondo.

Ciò non significa che chi pensa debba necessariamente vivere con la testa tra le nuvole, tutt’altro.

Per quanto mi riguarda la conoscenza acquisita con il pensare non può mai essere a sé stante, sapere e saper fare sono un tutt’uno.

Sapere tutto ma non sapere fare niente è la sconfessione di ogni sapere.

Ma tornando alla solitudine del pensiero, non ti sarà difficile provarla.

Più conoscerai i meccanismi del pensiero e più ti accorgerai come ciò che gli altri definiscono pensare altro non è che un’attività meramente meccanica, robotica, oserei dire.

La maggioranza di noi si muove sempre all’interno degli stessi schemi, all’interno delle medesime credenze, nelle quali troviamo rifugio e ristoro.

Chi è abituato a pensare assomiglia più ad un viandante in perenne ricerca e che non conosce zona di comfort.

Alla fine, finirai per uccidere persino i tuoi stessi maestri, quelli di carta intendo, le figure che pure ti hanno formato e che senti più affini.

Persino loro oltrepasserai nella tua ricerca.

Saper pensare significa essere liberi, ma alle volte si ha la sensazione di essere liberi in un deserto, o semplicemente savi in un mondo di pazzi.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.